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Corsi di formazione per Store Manager: servono davvero?

E’ una domanda che mi è stata posta molte volte: “Ha senso frequentare corsi di formazione per Store Manager? E’ davvero possibile imparare questa professione al di fuori dell’esperienza sul campo?”.

 

La risposta è lunga e articolata.
Voglio partire da un’analisi di quelli che sono, secondo me, un elenco di paure e luoghi comuni molto radicati sul frequentare corsi di formazione.

 

1. Paura del confronto. Molto spesso ci accorgiamo che non vogliamo metterci in discussione per evitare il confronto, che a sua volta potrebbe portare a situazioni di imbarazzo. È chiaro tuttavia che in aula, per poter apprendere, bisogna prima dichiarare ciò che si sa e ciò che non si sa. Quindi alcune volte diventa difficile ammettere che, anche dopo tanti anni di retail, non si sanno o non si sono mai approfonditi temi importantissimi per essere un ottimo manager.

 

2. “Ma perché bisogna frequentare corsi di formazione, l’importante è costruire la propria professionalità con l’esperienza quotidiana e tanto impegno!” Questo è il classico pensiero di moltissimi professionisti che hanno fatto carriera senza mai seguire corsi specifici e che quindi vedono il partecipare ad un corso quasi come una debolezza, una necessità che sotto sotto nasconde l’incapacità dello store manager. “Se fossi bravo non avresti bisogno di fare un corso.”

 

3. Credere che il mercato sia ancora oggi come vent’anni fa. Ossia che basti formarsi ad inizio carriera e poi applicare per tutta la vita lavorativa quello che si è imparato. Questo errore è figlio della non chiara percezione che oggi il mercato del lavoro è fortemente dinamico. Quello che vale oggi nel tuo lavoro è molto probabile che in poco tempo diventi obsoleto, quindi la garanzia di tenere in modo saldo la posizione lavorativa nella stessa azienda non è mai stata così bassa.

 

4. È ancora forte la convinzione che sempre e solo le aziende debbano investire per formare i propri collaboratori. Questo è un argomento tipico del nostro paese, dove è duro far passare il concetto che la propria formazione sia solo una ricchezza personale piuttosto che una ricchezza dell’azienda.

 

5. Scarsissima propensione al rischio: ”….ma dopo avere speso soldi nella formazione che garanzia c’è di poter crescere professionalmente o guadagnare di più ? …”. La persona comune valuta in maniera molto più negativa il perdere qualcosa con certezza (in questo caso i soldi spesi per un corso) piuttosto che i vantaggi che ne potrebbero derivare (l’aumento di stipendio derivante dalle nuove competenze assorbite, nonché la progressione verso una rosea carriera). Anche se i secondi superano, non di poco, i primi.

 

6. Paura di investire su un corso che potrebbe essere non adatto alle nostre esigenze. Oppure, paura di partecipare ad un corso che è stato proposto in un certo modo e poi scoprire, durante la frequentazione, che non corrisponde alle nostre aspettative. E quindi aggiungere, alla perdita economica, anche quella morale.

 

Forse avrai avuto anche tu qualcuno di questi dubbi. È assolutamente normale. Voglio farti capire però che si tratta di convinzioni e timori infondati.

Innanzitutto è importante confrontarsi e mettere a nudo i propri limiti, perché evitare il confronto equivale a bloccare le nostre possibilità di crescita. Avere schemi mentali troppo rigidi, e quindi non sforzarsi di uscire dalla propria routine quotidiana/zona di comfort, rende ancora più difficoltoso il percorso di crescita, sia personale che professionale.

 

È evidente che per fare questo salto in avanti bisogna essere convinti che ci sia qualcosa nel proprio modo di svolgere l’attività professionale che non funziona, oppure che esista qualcosa da migliorare. Alcune volte mi capita di ascoltare persone che lavorano nel Retail da tanti anni, e quindi credono di essere sufficientemente preparate per affrontare nuove sfide lavorative. La verità però, è che spesso si sottovaluta che le competenze acquisite nelle precedenti esperienze non sono necessariamente attuali per nuovi progetti professionali.

 

In parole povere se vuoi essere appetibile sul mercato del lavoro devi essere disposto all’apprendimento continuo, smantellando quegli automatismi che ti impediscono di individuare nuovi modi per affrontare il tuo lavoro.

 

L’esperienza maturata sul campo è di fondamentale importanza, ma ormai non più sufficiente per essere vincenti nella propria professione. La complessità raggiunta in qualsiasi settore e la velocità con cui bisogna approcciarsi alle nuove metodologie del lavoro, rende l’acquisizione della capacità con la sola esperienza insufficiente, perché troppo lenta rispetto alle esigenze di mercato.

 

Ragioniamo insieme con un semplice esempio: i motori delle nostre automobili sono talmente complessi che nessuno di noi può portare l’automobile dal meccanico generico. Ci rivolgiamo per qualsiasi cosa all’officina specializzata, dove sono presenti meccanici che fanno continua formazione certificata.

Il meccanico con 40 anni di esperienza può metterci le mani ma non potrà mai dare la garanzia del lavoro fatto.

 

Lo sviluppo tecnologico ha reso i cambiamenti più rapidi e più complessi, portando anche più carichi di lavoro. È quindi importante evolvere alla stessa velocità. Per riuscire in questo è necessario essere curiosi ed orientati ad una formazione continua. Apprendere nuove tecnologie e metodologie di lavoro ci aiuterà ad essere più performanti in ogni singola azione e quindi ci porterà a sopportare maggiori carichi di lavoro.

Tutta questa frenesia la ritroviamo anche nel mercato del lavoro. Oggi è estremamente rischioso e improbabile immaginare di iniziare e concludere il proprio percorso lavorativo all’interno di un’unica azienda. Ragione per cui è limitante accontentarsi della sola formazione interna, quando prevista.

 

Bisogna investire su se stessi allargando i propri ambiti di conoscenza, anticipando l’apprendimento di competenze che ti serviranno in futuro. Non è più l’imprenditore illuminato che fa sì che i suoi collaboratori siano formati, ma sei tu imprenditore di te stesso che ti formi per essere appetibile al maggior numero di aziende.

E in quanto imprenditore di te stesso, devi accettare dei rischi. La formazione infatti non dà garanzia di risultato, almeno nell’immediato, ma fornisce maggiori probabilità di successo rispetto a chi non la fa. Dobbiamo intendere la formazione come l’allenamento per lo sportivo: più ne fai e maggiore probabilità avrai di ottenere un risultato vincente.

 

Chiaramente, per avere successo, è fondamentale individuare i percorsi formativi funzionali alle proprie esigenze. Come fare a trovare il corso e soprattutto i docenti giusti? Rispetto al passato, oggi è molto più semplice avere un “assaggio” di quello che ci verrà proposto. È possibile partecipare a workshop di presentazione dei corsi, iscriversi a webinar informativi e leggere commenti e recensioni di chi ha già frequentato. Questi strumenti ti aiuteranno nella scelta che ritieni più idonea. Una volta individuata, lanciati senza timori e comincia a costruire il tuo futuro.

 

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Autore: Wiliam Cariani

È un imprenditore di successo. Nel 2007 è co-fondatore della catena di negozi Bimbostore S.p.A. Dopo avere seguito lo start-up e la gestione dei primi negozi sul territorio nazionale, assume il ruolo di Direttore HR, coordinando l’area amministrativa, formazione e sviluppo, rapporti con i sindacati. Dal 2015 partecipa attivamente ad incontri legati a tematiche di sviluppo d’impresa nella provincia di Varese.

 

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