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Ecco cosa ci insegnano i dati ufficiali del 2018 per il Retail: strategie e considerazioni per affrontare il 2019 e uscirne vincitori. - mmretail.it

Ecco cosa ci insegnano i dati ufficiali del 2018 per il Retail: strategie e considerazioni per affrontare il 2019 e uscirne vincitori.

Il 2018 è ormai alle spalle e adesso abbiamo un po’ di numeri e dati sia nazionali che internazionali per capire come è andato il retail lo scorso anno e quale sarà la giusta direzione da seguire nel 2019.

Spesso per analizzare cosa succederà nel vecchio continente si guarda agli U.S.A. e anche le tendenze del mercato non fanno differenza. Partiamo allora dando uno sguardo ai dati delle vendite negli Stati Uniti.

 

Come ha chiuso il 2018 la nazione più ricca al mondo?

Dagli ultimi dati raccolti direi purtroppo male, vediamoli nel dettaglio:

 

I dati delle vendite nel retail a dicembre 2018 vedono, un po’ a sorpresa, la più forte caduta dal 2001. Neanche nella crisi del 2008 si era vista una correzione così forte (1° grafico). Il dato è talmente sensibile da mandare a picco il secondo dato, quello su base annua, che fino a settembre era stato ancora abbastanza positivo (2° grafico).

 

E per quanto riguarda invece il solo commercio online? Forse gli e-commerce registrano una tendenza differente rispetto alla media di settore?

 

In realtà non è così. Anche considerando solo l’online il dato relativo al numero delle vendite è sensibilmente negativo:

 

Questo dato è ancora più sensibile rispetto a quello precedente, segna infatti un netto -3,9%.

 

Vi è stato un forte calo negli acquisti del voluttuario e questo può indicare due cose:

1. o un forte cambiamento culturale (superamento del periodo delle feste natalizie come momento dei regali)

2. oppure un vero e proprio calo dei consumi.

 

Una cosa curiosa è che Amazon ha dichiarato invece che, per l’azienda, il mese di dicembre 2018 è stato il record dei record.

 

Ok, oltreoceano le cose non sembrano andare bene. Noi siamo riusciti a fare meglio?

 

L’ISTAT ci dice che non c’è di che essere allegri.

Nel 2018 le vendite al dettaglio sono cresciute solo dello 0,2%. Natale non basta più a risollevare le sorti in anni di magra, anzi, nel solo dicembre c’è stato un calo dello 0,7%

 

“I dati per il retail nel 2018 indicano che il valore delle vendite al dettaglio cresce lievemente (+0,2%) rispetto all’anno precedente, registrando tuttavia dinamiche piuttosto eterogenee tra le diverse forme distributive”, dicono dall’Istituto. “In particolare, mentre per la grande distribuzione si registra una crescita, seppure moderata, rispetto al 2017 (+0,8%), le vendite delle piccole superfici risultano in flessione per il secondo anno consecutivo (-1,3%). D’altra parte, il settore del commercio elettronico continua a mostrare incrementi significativi (+12,1%). Tra gli esercizi non specializzati a prevalenza alimentare della grande distribuzione, risalta il risultato positivo dei Discount (+4,4%)”.

 

Nel solo dicembre, si diceva, il calo dello 0,7% è stato pressoché equamente diviso tra i beni alimentari (-0,6% in valore e -0,7% in volume) e quelli non alimentari (-0,7% in valore e in volume).

“Nel quarto trimestre 2018, rispetto al trimestre precedente, le vendite al dettaglio registrano un aumento dello 0,1% in valore e dello 0,3% in volume. Le vendite di beni alimentari registrano una variazione negativa dello 0,3% in valore e dello 0,1% in volume, mentre quelle di beni non alimentari aumentano dello 0,2% in valore e dello 0,5% in volume”, dice l’Istat.

 

Su base annua, le vendite del mese che include lo shopping natalizio (sempre più anticipato però dal Black Friday di novembre) registrano una variazione negativa dello 0,6% in valore e dello 0,5% in volume. Risultano in flessione le vendite di beni alimentari (-0,8% in valore e -1,3% in volume), mentre quelle di beni non alimentari diminuiscono dello 0,6% in valore e aumentano dello 0,2% in volume.

Per quanto riguarda le vendite di beni non alimentari, si registrano variazioni tendenziali eterogenee per i gruppi di prodotti. Gli aumenti maggiori riguardano Altri prodotti (+2,9%) e Mobili e articoli tessili per la casa (+1,9%), mentre le flessioni più marcate si registrano per Prodotti farmaceutici (-3,3%) e Giochi, giocattoli, sport e campeggio (-2,7%). Sempre a livello tendenziale, il valore delle vendite al dettaglio registra un lieve aumento per la grande distribuzione (+0,2%) e una marcata flessione per le imprese operanti su piccole superfici (-2,2%). In lieve crescita il commercio elettronico (+0,6%).

 

Quali considerazioni possiamo fare?

 

Si delinea purtroppo un quadro poco incoraggiante e se vi aggiungiamo anche i dati relativi alle chiusure degli esercizi commerciali, ci appare chiaramente una crisi del settore, soprattutto nei centri cittadini, dalla quale sono sfuggiti soltanto gli alberghi.

 

Secondo i dati della Confcommercio, in un decennio si è assistito a un calo in Italia di 63.826 negozi (-11,1%) tra il 2008 e il 2018 e una crescita di 44.924 unità tra alberghi, bar e ristoranti (+15,1%).

“La riduzione dell’offerta commerciale di 64 mila negozi negli ultimi 10 anni e la convulsa e disordinata evoluzione delle strutture di ristorazione e alloggio stanno impoverendo le nostre città che ora più che mai devono essere rilanciate”, ha commentato il presidente, Carlo Sangalli.

Sono diminuite anche le bancarelle (-11.441 attività, con un calo dell’11,7%) modello di commercio sicuramente superato ma che per anni ha mantenuto sano un tessuto sociale, non solo nei paesi ma anche nei quartieri delle metropoli.

 

Tra i trend di rilievo notiamo invece la crescita del 91,2% delle attività commerciali collegate alle nuove tecnologie – da internet alla telefonia – con 9.498 aperture, passando dalle 10.414 imprese del 2008 alle 19.912 del 2018.

“C’è bisogno dunque di un piano nazionale di rigenerazione urbana – ha proseguito Sangalli – fondato sul riconoscimento del rapporto strettissimo tra commercio e vivibilità delle città e di misure destinate all’innovazione per le piccole superfici di vendita”. “Città più belle e attrattive – ha concluso il presidente – danno fiducia e sicurezza e costituiscono un grande valore sociale ed economico per i nostri territori. Commercio, turismo e servizi vivono delle città e le fanno vivere”.

 

Ma cosa dobbiamo fare per dare seguito a questo appello del presidente Sangalli?

 

Quali strategie bisogna mettere subito in atto per rilanciare un settore che sta pagando a caro prezzo l’evoluzione tecnologica?

 

Prima di tutto non farsi prendere dal panico e non sedersi ad aspettare l’apocalisse.

Contrariamente ad alcune previsioni circolate nel corso degli ultimi anni e a i numeri appena letti il futuro del commercio tradizionale sembra essere ben più roseo del previsto.

 

Lo shopping nei negozi è ancora oggi una delle attività preferite da parte dei consumatori di tutti i Paesi e di tutte le età, sebbene non manchino le alternative online. Merito, anche, della capacità dei protagonisti di rinnovarsi e sperimentare nuove modalità di comunicazione, promozione e acquisto in grado di catturare l’interesse di nuovi clienti e fidelizzare quelli tradizionali. Anche utilizzando strumenti non convenzionali, o non pensati esclusivamente per il commercio.

In questo senso, da quest’anno si dovrebbe vedere innanzitutto una proliferazione dei “retail moments”, le “occasioni” e i luoghi d’acquisto al di fuori del ristretto ambito del negozio. Che si trovi sul divano di casa, o in una sala d’attesa, o sul sedile passeggero di un car sharing, il consumatore oggi può iniziare un processo di acquisto in qualsiasi momento e in ogni luogo (concludendolo, magari, in negozio o presso un punto di ritiro).

La sfida, semmai, è quella di utilizzare gli strumenti più adatti per stimolare la sua curiosità e rispondere ai suoi bisogni nel minor tempo possibile.

 

Altro aspetto da tenere d’occhio nel 2019 è l’evoluzione delle mappe online. Non più semplici navigatori “portatili”, ma veri e propri social network in cui gli utenti possono registrarsi in un luogo, tenere traccia dei propri percorsi preferiti e segnalare agli amici i negozi visitati, o seguire le tracce lasciate da questi ultimi sulla medesima mappa: è questa la direzione intrapresa dal più popolare servizio di mappe online al mondo, Google Maps, e che sta già portando numerosi servizi concorrenti a fare altrettanto.

La conseguenza? Essere un “puntino” fra i tanti, su una mappa, oggi non è più sufficiente per essere trovati.

 

Anche i veicoli a guida autonoma, o semi-autonoma cominceranno a fare la loro parte: ancora lontani dal diventare il mezzo di trasporto principale per le persone comuni, i veicoli senza conducente potrebbero tuttavia imporsi come la soluzione più efficiente e meno dispendiosa per quanto riguarda le consegne nell’”ultimo miglio” tra il rivenditore e il consumatore. Che si tratti di Amazon, o di un’associazione di commercianti locali, il costo di consegna delle merci oggi viaggia fra gli 1,5 e i 4 dollari a prodotto (dati McKinsey) e potrebbe essere significativamente ridotto dal ricorso a veicoli a guida autonoma. O, perlomeno, dove il lavoro richiesto al “fattorino” sia comunque ridotto al minimo grazie all’utilizzo della tecnologia nel calcolare il percorso migliore e rendere autonomo il cliente nel ritiro della merce.

 

Argomento non meno importante è poi la personalizzazione.

Appare oggi sempre più fondamentale la capacità del singolo rivenditore e negoziante di personalizzare il più possibile, se non il prodotto, perlomeno l’esperienza d’acquisto del singolo utente.

I consumatori, oggi, fanno quotidianamente esperienza di un mondo – quello digitale – dove algoritmi sempre più sofisticati sono in grado di offrire a ogni utente una selezione di prodotti, contenuti, servizi diversa da persona a persona.

Offrire un’eccellente customer experience è una priorità per i retailer di tutto il mondo, punto focale di un nuovo modo di fare business in un’ottica omni-channel, che fonde esperienze fisiche e digitali.

 

Per approfondire l’argomento customer experience puoi leggere anche questo articolo: Customer Experience: come impatta i risultati aziendali e cosa puoi fare per migliorarla nel tuo punto vendita

 

Dobbiamo renderci conto di come le persone oggi si aspettino più che in passato di ricevere un trattamento “ad hoc”, anche quando entrano per la prima volta in un qualsiasi negozio.

Ecco perché il 37% dei retailer sta già investendo in Intelligenza Artificiale (AI) per definire ed eseguire attività di personalizzazione, e il 90% è consapevole della necessità di evolvere verso modelli di business basati sull’esperienza.

 

Quali aspetti del vostro “percorso di acquisto” possono essere ulteriormente personalizzati? C’è qualcosa che potete fare per far sentire il cliente come se fosse unico e speciale? Avete uno strumento che vi consenta di comunicare con tutti i vostri clienti, in maniera automatica per contenere i costi e i tempi ma al tempo stesso mirata?

Queste sono solo alcune delle domande a cui oggi devi dare una risposta per invertire la rotta e far prosperare il tuo punto vendita nonostante il settore stia vivendo una fase di contrazione importante.

Facile? Non proprio.

È però il punto di partenza per capire la giusta direzione da intraprendere. Ci sarebbe molto altro da dire, ecco perché insieme a Michele D’Adamo ho costruito un percorso di 4 giornate rivolto agli Store Manager o a chi vuole diventarlo. In queste ore di formazione andremo ad approfondire moltissimi aspetti che stanno alla base del successo di un direttore di negozio.

Parleremo infatti di: Organizzazione Operativa, Gestione del Punto Vendita, Gestione Commerciale e Gestione del Team.

 

Attraverso questo corso pratico ed intensivo riuscirai a migliorare i risultati nel tuo punto vendita, nonché a conoscere quali sono le giuste azioni da intraprendere subito per adattarsi alla nuova situazione di mercato che si è creata. Avrai piantato il primo seme per fare carriera ed ottenere il tuo meritato successo professionale. E avrai fatto un grande passo in avanti per ottenere l’attenzione delle migliori catene del retail, sempre in cerca di Store Manager validi, capaci e in continuo miglioramento.

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PS: garanzia soddisfatti o rimborsati.

 


Autori:  Wiliam Cariani e Lorenzo Castiglioni

Wiliam Cariani è un imprenditore di successo. Nel 2007 è co-fondatore della catena di negozi Bimbostore S.p.A. Dopo avere seguito lo start-up e la gestione dei primi negozi sul territorio nazionale, assume il ruolo di Direttore HR, coordinando l’area amministrativa, formazione e sviluppo, rapporti con i sindacati. Dal 2015 partecipa attivamente ad incontri legati a tematiche di sviluppo d’impresa nella provincia di Varese.

 

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