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Le Soft Skills nel Retail: come svilupparle e soprattutto comunicarle al meglio per raggiungere i tuoi obiettivi professionali - mmretail

Le Soft Skills nel Retail: come svilupparle e soprattutto comunicarle al meglio per raggiungere i tuoi obiettivi professionali

Descrivere il grado di competenza negli aspetti tecnici del proprio mestiere è piuttosto facile. Sono le cosiddette “Hard Skills”, ossia tutte quelle abilità che possono essere valutate rapidamente e oggettivamente: livello dello studio, delle lingue, conoscenza di aspetti tecnici, ecc.

 

Ma come facciamo a spiegare al direttore del personale dell’azienda tanto desiderata che siamo bravi a comunicare, che siamo creativi, che abbiamo un’alta resistenza allo stress oppure che siamo in grado di pensare fuori dagli schemi per portare nuove soluzioni nel nostro lavoro?

 

Queste competenze sono riconosciute con il termine “Soft Skills”, e oggi sono fondamentali per avere successo e fare la differenza in un processo di selezione. Non solo, le soft skills sono anche di primaria importanza per crescere professionalmente e fare carriera. Le aziende che assumono personale puntano tantissimo su questi aspetti, a tal punto che tra un brillante laureato e uno che ha dei voti più bassi ma è in grado di lavorare in team e arricchire la cultura aziendale, la scelta degli HR ricade sul secondo.

Nell’ultimo periodo si sente quindi parlare spesso dell’importanza delle soft skills, forse è anche una moda usare questo termine inglese un po’ “misterioso” e non molto chiaro.

 

Ma quali sono in parole povere le soft skills?

 

Ecco le principali soft skills ricercate dalle aziende del retail:

 

Capacità di risolvere problemi complessi

Affrontare situazioni che a prima vista sembrano essere insormontabili, analizzare il problema da un altro punto di vista, individuare percorsi alternativi o modifiche impegnative del progetto, mantenendo alta l’attenzione e la coesione del team di lavoro. In altre parole quando sembra ormai tutto perso, senza soluzioni, spunta il problem solver che con tenacia e perseveranza, passo dopo passo, 1 centimetro alla volta, traccia un nuovo percorso che porta alla soluzione di problemi complessi.

 

Ad esempio, un classico momento che può causare confusione in tutte le catene del retail che vogliono crescere è il temuto cambio del software gestionale. Il negozio passa da un gestionale obsoleto, ma funzionante e conosciuto da tutti, a uno probabilmente più performante ma sconosciuto, che bisogna rendere maggiormente fruibile a tutto il team. Il problem solver è in grado di capire velocemente il nuovo strumento e di individuare un modo efficace per utilizzarlo, redigendo un manuale di istruzioni snello e comprensibile a tutta la squadra.

 

Creatività e apertura mentale

Pensare fuori dagli schemi, anticipare i bisogni, inventare nuove esigenze. Collegare fra loro elementi che altri non avevano correlato, produrre idee originali e soluzioni inusuali. Uscire “dalla norma” per trovare soluzioni realistiche. I creativi sono fondamentali per le aziende! Sono l’elemento dirompente che spinge l’intero sistema verso l’innovazione e l’evoluzione, persone che non si fermano all’analisi dei dati ma sono costantemente alla ricerca di segnali da cogliere su cui costruire nuove sfide. Inoltre, hanno spesso un atteggiamento positivo e tendono a introdurre nuove risorse nei contesti in cui si trovano, il che non è da poco.

 

Un buon team dell’ufficio marketing è in grado di proporre ogni anno nuove strategie e/o rimodellare quelle consolidate per stimolare costantemente, con nuove iniziative, il cliente fidelizzato. L’azienda Bimbostore ad esempio, importante catena di negozi dell’infanzia, in passato ha saputo trasformare momenti di formazione didattici con le neomamme in un evento ludico/mediatico che ha garantito maggior coinvolgimento dei clienti e maggior affluenza, invitando personaggi televisivi esperti nel settore. Ma non solo! Questa azione di marketing ha coinvolto anche le squadre di negozio perché si sono sentite orgogliose di far parte di un progetto innovativo.

 

Pensiero critico

Mettere insieme la capacità di analisi e la capacità di concentrarsi in maniera costante su un problema, argomentando le conclusioni a cui si è giunti ed evitando comunque di mettersi sul piedistallo, è fondamentale per dare la giusta direzione ai gruppi di lavoro. Il pensiero critico porta a rivedere il modus operandi delle aziende: si esce dalla famosa “zona di comfort” per andare alla ricerca di soluzioni più efficienti.

 

Il buon direttore, che vive ogni giorno il suo punto vendita, deve porre costantemente l’attenzione alla possibile riduzione di fatturato che potrebbe dipendere non sempre da fattori esterni, come la crisi di mercato, ma ad esempio dal mancato remodeling del negozio che porta inevitabilmente ad essere meno attrattivo e coinvolgente per i clienti. Il direttore deve essere in grado di fare un’analisi critica della situazione e coinvolgere la direzione commerciale motivando la sua richiesta di procedere al rinnovamento del negozio.

 

Flessibilità e capacità di adattamento

Flessibilità e adattamento sono capacità fondamentali per navigare a gonfie vele in un mercato soggetto a continui cambiamenti. Adattarsi a molteplici situazioni – da cambi di rotta repentini, a cambi di strategie commerciali, fino a cambi di ruoli e di aziende – è un valore aggiunto immenso da proporre alle aziende e comunque consente di costruire un percorso di carriera stimolante e appagante.

 

Spesso accade di vivere l’evoluzione delle aziende del retail. Da direttore di negozio assunto per fare sviluppo e quindi apertura di negozi sul territorio viene poi richiesto di consolidare i risultati con un’attività di tenuta e di miglioramento dei dettagli, con logiche e dinamiche completamente diverse. Qui è importante passare da alti ritmi di lavoro ed enormi dispendi di energie, alla capacità di mantenere alta la soglia di attenzione della squadra e fare focus su piccoli obiettivi commerciali, evitando di lasciarsi coinvolgere da un senso di appagamento che si scatena quando si raggiunge, dopo tanto sacrificio, una routine giornaliera.

 

Capacità di comunicare e intelligenza emotiva

Sapere comunicare quello che si fa – sia in modo scritto che orale – è una dote che, stando ai dati del settore placement dell’università di Venezia Ca’ Foscari, viene richiesta in particolare ai giovani laureati. Strettamente legate a queste ci sono l’empatia e la capacità di ascolto, che hanno a che fare con l’intelligenza emotiva di cui parla anche Daniel Goleman nel suo libro “Lavorare con intelligenza emotiva”.

Goleman mette in evidenza come sia sempre valido il fatto che chi sa rapportarsi con i colleghi e sa davvero comprendere è dotato di leadership, ossia quella capacità di ispirare e guidare le persone in nome di un ideale e/o obiettivo comune. Trasformare le riunioni di gruppo da momenti di mero trasferimento di risultati a momenti di coinvolgimento della propria squadra, spiegando non solo cosa facciamo e come la facciamo ma perché lo facciamo, porta a definire obiettivi stimolanti che raggiungono la parte emotiva e costruttiva di ogni collaboratore.

 

 

Bene, sono sicuro che avrai già sentito parlare di queste abilità specifiche. Forse ne hai inserite alcune nel tuo CV o ti sono state rivolte domande in merito nei tuoi precedenti colloqui di assunzione.

Arriviamo quindi alla domanda da 1 milione di dollari:

 

Come facciamo ad apprendere le soft skills cercate nel Retail?

O se già ne possediamo alcune, come fare a migliorarne il livello?

 

La risposta è complicata. Per definizione infatti, le soft skills non sono direttamente assimilabili, come puoi fare invece con una competenza tecnica.

 

L’importante è fare due mosse:

1. Studiare e capire a cosa servono le Soft Skills ed il valore aggiunto che apportano. Puoi trovare queste risposte seguendo attentamente gli insegnamenti di un capo “capace”, da cui potrai trarne importanti insegnamenti durante l’affiancamento quotidiano.

E se invece non hai la fortuna di avere un mentore esperto o volenteroso che ti trasmetta la sua esperienza? Allora in questo caso i corsi di formazione possono venirti in aiuto. Valuta attentamente il giusto percorso che potrà fornirti il miglior investimento per il tuo futuro.

 

2. Dopo avere assimilato questi concetti devi allenarti partendo dal presupposto che queste competenze sono fondamentali per il ruolo di direttore e che ogni volta che vengono messe in campo è necessario fare un’analisi dei propri risultati, cercando di quantificare le proprie performance e quali sono i punti di miglioramento.

 

Attenzione, stiamo parlando di Soft Skills quindi è necessario definire un metro di valutazione proprio, oppure utilizzare quello condiviso con l’azienda, per valutare di volta in volta i risultati ottenuti.

 

<< Ok tutto molto interessante, ma io già possiedo la maggior parte delle soft skills ricercate in ambito retail. Come faccio a trasmettere in un CV e in seguito in un colloquio di massimo 1 ora, tutte queste competenze? >>

 

Te lo spiego subito.

Spesso i candidati pensano che basti inserire le soft skills come un elenco nel proprio CV per trasmettere a chi seleziona le competenze possedute.

Non è affatto così.

 

Voglio citarti in merito un’indagine realizzata di recente dal settore Placement dell’Università Ca’ Foscari di Venezia che ha coinvolto i selezionatori di 90 aziende, sia PMI del territorio sia gruppi internazionali.

Dell’indagine colpiscono alcuni aspetti: in primo luogo il fatto che per il 62% degli intervistati le soft skill contano “molto”. Peccato che questo emerga poco nei curriculum: il 69% degli intervistati dichiara che le soft skill sono espresse in modo non adeguato o “confuso”.

 

È chiaro quindi che ci sia un grande problema di comunicazione.

 

Come facciamo a trasmettere le Soft Skills in un CV?

 

1. Tramite un breve riassunto all’inizio del Curriculum Vitae, parlando del proprio progetto professionale e trasmettendo così le proprie soft skills in modo trasversale.

2. Raccontare ogni esperienza di lavoro non solo riportando ruolo e mansione ma raccontando quali obiettivi sono stati raggiunti grazie anche alle tue soft skills utilizzate.

3. Ottenere referenze delle precedenti esperienze professionali, che pongano l’accento sulle tue capacità trasversali e da cui emergano le reali competenze in termini di soft skills.

 

E se il cv non è perfetto, ci si può sempre rifare nei colloqui: il 61% delle aziende consiglia di farle emergere raccontando, in modo approfondito, esperienze passate o come si è gestita una situazione ben precisa. 

Meglio non limitarsi a dire “sono dotato di problem solving” – magari perché era richiesto nell’annuncio – ma dimostrare come questa competenza sia stata applicata ed il risultato ottenuto.

 

Non sei ancora del tutto convinto di come fare a trasmettere al meglio le tue soft skills in un percorso di selezione? Allora leggi attentamente le prossime righe.

 

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Dall’analisi delle tue competenze professionali, alla stesura strategica del tuo CV fino alla gestione corretta dei tuoi profili Social per aumentare le opportunità lavorative. Fiore all’occhiello sarà poi la simulazione di colloquio in ambito Retail, pensata per prepararti al meglio al tuo prossimo step in una fase di selezione.

 

Si tratta di un’opportunità unica per realizzare i tuoi obiettivi, sia professionali che personali.

 

Imparerai quali sono le domande più frequenti e come porti al meglio per aumentare esponenzialmente le tue probabilità di successo. Saprai infine come crearti le tue opportunità lavorative attraverso un lavoro costante sui social.

 

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Autore: Michele D’Adamo

E’ cresciuto professionalmente nel mondo delle Agenzie per il Lavoro, fino a diventarne  Direttore Commerciale. Nel 2011 fonda M&M Research Società di Ricerca, Selezione e Formazione del personale, in cui assume il ruolo di Consulente Senior. Oggi è Co-founder di MM GROUP

 

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