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Negozi chiusi la domenica: scelta giusta o follia?

Negozi chiusi la domenica: scelta giusta o follia?

Negli ultimi tempi si è tornato a parlare di una questione che sta molto a cuore ai lavoratori del retail: le aperture domenicali dei negozi.

Andiamo allora ad analizzare la questione da un punto di vista più profondo, prendendo in considerazione quali conseguenze porterebbe avere i negozi chiusi la domenica.

 

I sostenitori del fronte “sempre aperti” hanno sicuramente parecchi argomenti a loro favore:

 

1. I consumatori hanno la possibilità e la comodità di fare compere anche la domenica.

Al di là del semplice fatto di avere un giorno in più per fare la spesa o per lo shopping, non bisogna dimenticare che una discreta fetta di popolazione lavora anche il sabato. Tenere i negozi chiusi la domenica significa quindi un disagio non indifferente.

 

2. La liberalizzazione delle aperture ha portato con sé nuove assunzioni negli organici o per lo meno ne ha ridotto la perdita.

Togliere un giorno lavorativo quindi significa lasciare a casa una parte del personale. Secondo le stime di Confimprese infatti, la chiusura domenicale comporterebbe una contrazione di fatturato del 10%, con conseguente taglio dei dipendenti, che oggi nel settore sono 450mila anche grazie alle aperture nei giorni festivi. Secondo Federdistribuzione, associazione che raggruppa le aziende della distribuzione moderna, tenere i negozi chiusi la domenica potrebbe costare tra 30mila e 40mila posti di lavoro.

 

3. La domenica è il secondo miglior giorno di incasso settimanale.

Secondo Federdistribuzione, 19,5 milioni di persone acquistano la domenica. Il fatturato del retail quindi beneficia particolarmente delle aperture “extra”, che rappresentano quasi il 15% del fatturato settimanale, seconde per incasso solo al sabato. Rinunciare ad un giorno che porta così grandi risultati, mina nel lungo periodo la redditività stessa dell’intera catena o punto vendita, che potrebbe essere costretto perfino a chiudere o a dover rinunciare a molte spese necessarie, con evidente riduzione dei benefici per i clienti.

 

4. Permette di contrastare l’avanzata delle vendite online.

Negli ultimi anni il settore dell’ecommerce ha fatto registrare una crescita continua: solo nell’ultimo anno si stima che il valore degli acquisti online toccherà 27 miliardi di euro, facendo registrare una crescita a doppia cifra rispetto allo scorso anno, pari al 15%. Inutile dire che il retail “fisico” sta faticando parecchio a tenere il passo. Rinunciare alle entrate della domenica significa quindi aumentare questo trend ancora di più. Idealmente potrebbe significare veder sparire i propri introiti a favore dei venditori online.

“Non posso comprarlo adesso? Lo ordino comunque online, e domani mi arriva a casa o lo vado a recuperare in uno dei tanti punti di ritiro”. Questo è il pensiero comune. Pensiero condivisibile per chi lavora tutto il giorno e magari non ha né tempo né voglia di effettuare acquisti in serata. Di fatto la velocità di consegna del prodotto nonché le ultime soluzioni innovative trovate rendono difficile per i negozi fisici competere con quelli online. È per questo che bisogna ricorrere a nuove soluzioni. Se ti interessa approfondire l’argomento, ne ho parlato in un mio precedente articolo. Puoi leggerlo cliccando qui.

 

5. Chiudere la domenica significa fermare il progresso.

In tutto il mondo esistono di negozi che non abbassano mai la serranda. Sono le famose catene conosciute come “24/7”, aperte 24 ore al giorno, 7 giorni su 7. Senza scendere in esempi così estremi, anche in Italia sono moltissimi quelli che non si fermano la domenica. Secondo stime Istat, sono oltre 3,4 milioni i dipendenti che lavorano la domenica in Italia (il 20% del totale dipendenti), dei quali circa 2,2 milioni nei servizi “non essenziali”. Legiferare in merito ad una chiusura significa andare ad intaccare la libertà dell’imprenditore di gestire al meglio la propria rete commerciale, nel rispetto delle leggi e dei contratti. Ossia andare contro al libero mercato, che tanto ha fatto – e continua a fare – per migliorare la qualità di prodotti e servizi, nonché il loro prezzo, tutto a beneficio dei consumatori.

 

Queste sono le principali motivazioni a favore. Se anche tu segui questa linea di pensiero, sono sicuro che ti troverai d’accordo su tutto quanto scritto fino ad ora.

E per quanto riguarda le persone favorevoli a chiudere i negozi la domenica? Quali sono le loro ragioni?

Eccole di seguito:

 

1. La liberalizzazione ha danneggiato le micro imprese familiari (i negozi di quartiere) favorendo la distribuzione organizzata (spesso multinazionali).

Per essere sinceri, bisogna tuttavia ammettere che non si è verificato un crollo sostenuto degli esercizi commerciali. Secondo l’Osservatorio del Commercio del Ministero dello Sviluppo Economico tra il 2012 (anno di entrata in vigore delle aperture domenicali) e il 2017 il numero dei punti vendita, pur con la crisi, è sceso solo dell’1,4%. Questo non toglie che dovendo subire la forte concorrenza delle grandi catene che tengono aperto la domenica, i piccoli negozianti sono dovuti scendere a compromessi che hanno impattato negativamente i loro risultati aziendali. Per questo considerare solo il numero delle chiusure potrebbe non essere la giusta via per quantificare il fenomeno e determinare l’effetto avuto dalla liberalizzazione delle aperture.

 

2. Le migliaia di persone che operano nel settore hanno subito un peggioramento della loro condizione privata senza ricevere in cambio un sensibile miglioramento delle condizioni salariali.

La forte concorrenza del mercato ecommerce non ha lasciato molto margine alle catene retail. La concorrenza è spietata, e per riuscire a stare in piedi bisogna comprimere ogni costo, anche quello dei lavoratori. Di conseguenza molti dipendenti hanno visto alzarsi la mole di lavoro senza tuttavia un giusto adeguamento dello stipendio percepito. Tornare alla situazione precedente e tenere i negozi chiusi la domenica potrebbe quindi essere un modo per migliorare questo aspetto.

 

 

3. L’aumento del fatturato lo generi con il miglioramento delle possibilità di spesa dei consumatori, non con l’aumento delle ore di apertura.

Sperare di vincere la battaglia con l’online semplicemente aumentando gli orari in cui i clienti possono acquistare è forse un po’ miope e limitato. Soprattutto considerando che un ecommerce non dorme mai. Oggi serve qualcosa di più per spingere le persone a comprare “alla vecchia maniera”. Secondo il mio punto di vista, il fattore in più potrebbe essere la Customer Experience, la somma delle esperienze, delle sensazioni, delle emozioni e dei ricordi che un cliente matura nell’interazione con i brand.

Creare esperienze d’acquisto memorabili, che rimangano impresse nella mente del consumatore e che influenzino il suo futuro comportamento, significa per i brand sviluppare un vantaggio competitivo notevole, e differenziare nettamente l’acquisto offline da quello online. Se vuoi approfondire l’argomento, ne ho parlato in un mio precedente articolo che puoi leggere cliccando qui.

 

4. Chi decide di acquistare online lo fa comunque indipendentemente dalle aperture domenicali.

Di conseguenza, trattandosi di un target differente, tenere i negozi chiusi la domenica non andrebbe a gravare troppo sui risultati finali. Chi di solito acquista via web non è poi il cliente tipo della domenica, e quindi non si andrebbe a “perdere” il suo acquisto. Al contrario chi oggi è abituato a fare acquisti di domenica, potrebbe cambiare le sue abitudini e orientarsi su un altro giorno.

 

A prescindere dal fatto che tu sia schierato dall’una o dall’altra parte, proviamo a non farci prendere dalle emozioni e cerchiamo di razionalizzare il più possibile il problema, individuando un punto fermo che permetta di prendere la decisione migliore.

 

Secondo il mio punto di vista la chiave di volta è l’aspetto contabile.


Più che il fatturato (comunque in costante calo nella maggior parte dei casi nonostante le domeniche di apertura) penso che il primo indice da tenere sotto osservazione, per il piccolo imprenditore così come per il management di una grande azienda, sia l’utile generato.

Questo KPI è il vero termometro per capire se sono giustificati tutti i costi aggiuntivi che comporta un aumento di circa 40 giornate di apertura al pubblico.


Al pari della piccola gestione di un nucleo famigliare, più che compiacersi per un aumento delle entrate bisognerebbe controllare quanto rimane sul conto alla fine del mese tolte le spese. È questo il valore che, se in crescita, indica realmente se la famiglia può vivere serena.

Se si pensa e ci si confronta solo con il fatturato probabilmente l’azienda fa finanza e non commercio, ma sono due lavori diversi con obiettivi spesso in contrasto.


Un’azienda del retail, di qualsiasi dimensione sia, in una fase di contrazione del mercato come in questi anni ha due modi per migliorare l’utile:

 

1. Lavorare per incrementare in percentuale il primo margine (differenza fra venduto e acquistato)

2. Agire sui costi


Sulla seconda leva ci hanno lavorato un po’ tutti e i risultati li può riscontrare chiunque visitando i punti vendita di un centro commerciale: mancanza di investimenti in infrastrutture e soprattutto riduzione all’osso dei costi del personale, sia per numero che per formazione.

Una strada sicuramente percorribile, ma se la situazione economica generale non migliora si arriva tutti prima o poi a un livello limite insuperabile e questo indipendentemente da quanti giorni o ore si possa stare aperti al pubblico, che comunque non saranno mai più alte della disponibilità di acquistare on line.

 

Altro discorso è invece investire per migliorare le performance di resa del punto vendita, cercando di migliorare la customer experience. I clienti così non si focalizzeranno solamente sull’acquisto del prodotto promozionale, che continua ad avere un peso sempre maggiore negli obiettivi di scelta, ma saranno ben lieti di investire una cifra più alta per raggiungere la piena soddisfazione nell’acquisto, soprattutto se consigliati da un venditore presente e preparato.

Pensare quindi da imprenditore di vincere la sfida del mercato on line concentrando gli sforzi nel numero di ore o giornate di apertura lo reputo miope e anacronistico. Il mercato in rete cresce comunque da anni a doppia cifra in Italia e non accenna a rallentare di certo perché possiamo fare compere anche la domenica.

Un esempio su tutti è la crisi che sta affrontando il settore dell’elettronica di consumo, la prima ad essere stata colpita in maniera massiccia dall’avvento di Amazon e simili.

 

Da consumatori poniamoci questa domanda: quale vantaggio reale abbiamo oggi a comprare un televisore, un microonde o un’aspirapolvere in un punto vendita di domenica piuttosto che dal cellulare mentre si sta in spiaggia, a casa o con amici?

È la voglia di vivere una bella esperienza che muove le persone verso l’acquisto di un prodotto (discorso a parte per quelli di prima necessità), non solo la possibilità di farlo la domenica o alle 2 di notte.

 

Le aziende che hanno capito questo si stanno attrezzando per rispondere alle future sfide che verranno, riportando nella loro realtà quella presenza e professionalità che è il vero baluardo contro la progressiva spersonalizzazione del processo di vendita, investendo in digitalizzazione e nella formazione dei propri venditori che sono i primi veri artefici del successo di un punto vendita e questo indipendentemente dal fatto che sia aperto o meno di domenica.


Quindi la mia conclusione è che tutta questa grande discussione sul tenere o meno i negozi chiusi la domenica sia in realtà un falso problema, perché non è con la domenica che si possono salvare le migliaia di persone che lavorano nel retail, così come le aziende protagoniste. C’è bisogno di un “coniglio dal cilindro”, un ultimo trucco in grado di far vincere la partita. Sto parlando, come ormai avrai capito, della Customer Experience. Non è facile, non è scontato, ma forse è davvero l’unico modo possibile per evitare il peggio.


Se vuoi approfondire questo aspetto, nel nostro corso avanzato di formazione per Store Manager, parleremo anche di questo argomento.

Vedremo quali sono le ultime tendenze in merito e cosa stanno facendo le migliori aziende del retail per migliorare questo aspetto e vincere – per quanto sia possibile – la forte concorrenza del mercato online. Ma soprattutto parleremo di cosa puoi fare tu in questo momento per implementare nuove soluzioni vincenti nel punto vendita e migliorare la tua carriera.

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Autore: Wiliam Cariani

È un imprenditore di successo. Nel 2007 è co-fondatore della catena di negozi Bimbostore S.p.A. Dopo avere seguito lo start-up e la gestione dei primi negozi sul territorio nazionale, assume il ruolo di Direttore HR, coordinando l’area amministrativa, formazione e sviluppo, rapporti con i sindacati. Dal 2015 partecipa attivamente ad incontri legati a tematiche di sviluppo d’impresa nella provincia di Varese.

 

One thought to “Negozi chiusi la domenica: scelta giusta o follia?”

  1. Da lavoratore posso dire che oltre ai disagi nella vita familiare,l’apertura selvaggia nel 90% dei casi non porta nessun beneficio economico per il lavoratore.Ho spesso tenuto d’occhio la mia busta paga negli ultimi anni e tra balzelli vari il reddito non aumenta in maniera significativa con il lavoro domenicale.Anzi nei casi in cui l’azienda impone in maniera neanche tanto velata il presidio quasi continuo del caporeparto (io) con lo sforamento delle aliquote fa contrarre la busta paga o comunque non da alcun utile!quindi dico a chi conviene far sacrifici se poi non ne hai neanche un retribuzione migliore?

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