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Store Manager: ecco 5 buoni motivi per fare questo lavoro - MM Retail

Store Manager: ecco 5 buoni motivi per fare questo lavoro

Sarebbe più semplice, come fatto finora nei passati articoli, elencare le difficoltà, i sacrifici e le responsabilità che un lavoro nel Retail richiede (a maggior ragione il ruolo di store manager), ma questa volta voglio invece parlarti di tutto quello che c’è di bello nell’affrontare con dignità, coraggio e caparbietà una professione tanto dinamica quanto metodica come il direttore di punto vendita.

 

Partiamo però dall’inizio.

 

In un periodo difficile come quello che stiamo attraversando dall’inizio della crisi del 2008, il mondo del lavoro ha subito enormi e veloci cambiamenti, che hanno portato ad una diminuzione dell’offerta lavorativa sia per qualità che per quantità.

In moltissimi ambiti è richiesto sempre più spesso un grado di specializzazione e/o esperienza che lascia fuori dalla porta la maggior parte delle persone alla ricerca di una nuova o prima occupazione.

 

Siamo al paradosso: ovunque ormai viene richiesta una laurea ma poi anche chi la possiede non trova valide posizioni lavorative. I lunghi anni passati a studiare sfociano troppo frequentemente in opportunità lavorative non in linea con le aspettative né per la forma contrattuale e tantomeno per il reddito generato.

Anche chi è riuscito ad ottenere un’occupazione soddisfacente, nell’arco di pochi anni si ritrova ingabbiato in un meccanismo inceppato che gli impedisce, a prescindere dalle sue capacità e motivazioni, qualsiasi possibilità di avanzamento di posizione all’interno della azienda.

 

Questo meccanismo genera nell’individuo una disaffezione e una ridotta produttività che a loro volta rallentano qualsiasi miglioramento retributivo, creando un circuito vizioso dove tutti perdono qualcosa. L’individuo non ha più gli stimoli minimi necessari per generare un lavoro che superi la mera sufficienza e soddisfazione personale, l’azienda che lo ha assunto non avrà da lui nessuno slancio utile che faccia la differenza in termini di produttività.

 

Il livellamento verso il basso delle retribuzioni poi porta con sé un pessimismo diffuso nei confronti di una qualsiasi possibilità di scalata sociale: è questa la vera molla che fa scappare dal nostro paese tantissime persone in età lavorativa verso paesi che in linea di massima offrono più possibilità.

Siamo di fronte per la prima volta all’evidenza che le ultime generazioni entrate nel mondo del lavoro avranno prospettive peggiori dei loro genitori.

 

Non è certamente uno scenario idilliaco, ma come tutte le tesi di massima prevede alcune distinzioni.

Se leggiamo le analisi del mercato del lavoro ci accorgiamo che alcuni settori hanno sofferto più di altri (ad esempio il settore dell’industria ha perso in un decennio circa 1 milione di posti mentre quello dei servizi ne ha assorbito altrettanti, dati istat 2008-2017).

 

In questo panorama il commercio ha subìto a sua volta una flessione fino al 2013 ma da quell’anno ha interrotto la perdita ed è tornato in crescita, anche se non rapida (+1,4% nel 2017).

 

Il commercio al dettaglio sta ancora cercando la soluzione migliore per non farsi schiacciare dalle vendite online e questo significa grandi cambiamenti e nuove opportunità per chi vuole intraprendere un’esperienza in questo frenetico settore.

 

Ma quali prospettive occupazionali offre il mondo del Retail e perché dovrebbe attrarre le nuove generazioni? Quali sono i vantaggi nel fare il direttore di negozio?

 

L’Italia è un paese fondato sulla media e piccola impresa, il nostro tessuto produttivo non affonda le sue radici nel modello industriale statunitense e nord europeo e il mondo del commercio non fa distinzione. Esistono svariate decine di brand nazionali nati semplicemente da un’idea imprenditoriale e un punto vendita pilota che ora coprono tutto il territorio nazionale e questo anche grazie, ne sono fortemente convinto, alle persone che quotidianamente compiono il loro lavoro con dedizione e senso di appartenenza.

 

Questo secondo me è il principale motivo che dovrebbe spingere le persone a lavorare nel retail e puntare a ruoli direttivi: la sensazione di fare parte di un progetto in continuo sviluppo ed evoluzione, sia nazionale (tanto meglio) o sbarcato con successo nel nostro belpaese (starbucks-aldi per citare gli ultimi arrivati), ritrovarsi nelle campagne promozionali televisive e sentirsi fieri di indossare una casacca (un po’ come nello sport) e di vedere il brand per il quale si lavora diffondersi e crescere fino ad arrivare a sentirtelo un po’ anche tuo e andarne fiero.

 

Nell’era del “tutto in rete” cosa c’è di più fisico e tangibile di una nuova apertura, magari di una start-up dove prima c’erano solo vetrine vuote? La bella sensazione di entrare in una squadra, consolidata o nuova che sia, è uno dei momenti più inebrianti nella vita lavorativa di una persona.

 

Il dinamismo nel retail poi non è paragonabile con la maggior parte delle altre professioni: tutti i giorni si ha modo di avere un approccio diretto con la gente, incontrare quotidianamente facce nuove, forse anche nuovi amici.

Poche altre attività ti spingono con energia ad abbattere i tuoi muri di diffidenza e ad aprirti agli altri imparando a comunicare con tutti, la timidezza e il disagio di parlare in pubblico non fanno parte di questo mondo.

 

Le competenze relazionali e comunicative sono solo alcune di quelle che un individuo sviluppa lavorando nel retail, non possiamo dimenticare infatti lo spirito di gruppo, la disponibilità all’ascolto, la persuasione. Ma con questo lavoro si sviluppano e si apprendono anche la flessibilità, l’empatia, il problem solving, la gestione del proprio tempo e di quello altrui.

 

Un altro grosso vantaggio di questa attività è la concreta opportunità di avere carriere rapide, infatti non è raro per le persone intraprendenti partire dai ruoli più semplici (ad esempio commesso/a) e in pochi anni raggiungere la posizione da direttore.

E questo in maniera ininfluente dai titoli di studio in possesso. Per questo incarico infatti, non è necessaria o indispensabile la laurea, quindi anche le persone meno fortunate o che all’epoca non avevano lo spirito giusto per proseguire gli studi possono fare carriera. Nel retail si valuta prima di tutto il merito e la volontà.

 

Quindi il retail è veramente il “paese dei balocchi”?

 

Purtroppo no, anche qui esiste il rovescio della medaglia. Primo fra tutti la certezza di lavorare anche e soprattutto nei weekend e durante le festività, unita alla richiesta da parte delle aziende di dare disponibilità ai trasferimenti.

 

Non sono certo argomenti di poco conto e per tutti, influiscono evidentemente sul life balance, soprattutto per chi ha famiglia. Proprio per questo però, è un settore che prevede anche una quattordicesima mensilità che cerca di sopperire a questi disagi, oltre a cinque settimane di ferie che comunque garantiscono un idoneo riposo sia fisico che mentale dopo periodi di forte pressione.

 

Credo però che al di là degli aspetti meramente economici il mondo del retail abbia tanto da offrire a tutte quelle persone che per “lavoro” non intendono solamente un obbligo da subire per vivere, ma che cercano qualcosa di più, qualcosa che li faccia sentire più realizzati e indispensabili, e che grazie a questo possano affrontare ogni nuovo giorno con uno spirito positivo e pieno di entusiasmo.

 

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Autore: Wiliam Cariani

È un imprenditore di successo. Nel 2007 è co-fondatore della catena di negozi Bimbostore S.p.A. Dopo avere seguito lo start-up e la gestione dei primi negozi sul territorio nazionale, assume il ruolo di Direttore HR, coordinando l’area amministrativa, formazione e sviluppo, rapporti con i sindacati. Dal 2015 partecipa attivamente ad incontri legati a tematiche di sviluppo d’impresa nella provincia di Varese.

 

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