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Velocità di consegna: quali sono i nuovi strumenti e le ultime soluzioni adottate?

Velocità di consegna: quali sono i nuovi strumenti e le ultime soluzioni adottate?

Per chi opera nel retail è ormai chiaro un concetto: siamo nell’era del “tutto e subito”. Con questi presupposti non è affatto semplice andare incontro alle frenetiche esigenze del cliente, ma vista la situazione attuale difficilmente si tornerà indietro.

 

L’era della digitalizzazione ha portato con sé enormi vantaggi e ha spalancato il mercato a tutti i player che ne hanno colto le possibilità.

Uno su tutti è l’aumento della clientela potenziale.


Quando si pensa al proprio target, oggi l’area di penetrazione non è più il quartiere, paese, città, provincia o nazione ma semplicemente tutto il pianeta.

Questa evoluzione richiede però enormi trasformazioni nella gestione di tutto il processo di magazzino, sia per quanto riguarda le scorte che la distribuzione al cliente, dovunque esso sia o voglia ritirare il suo prodotto.


Questa situazione – già di per sé molto complicata – si scontra inoltre con un altro fattore altrettanto importante per chi gestisce le scorte di magazzino: il loro peso negativo all’interno del conto economico dell’azienda.

 

Pensiamo ad esempio alle logiche di acquisto delle merci fisiche, legate ad una scontistica in relazione al numero dei prodotti acquistati. Per godere di un interessante diminuzione del costo unitario, le catene aumentano l’entità dei prodotti comprati.

Un ordine maggiore porta ad una spesa unitaria minore.

Tuttavia operando in questo modo l’azienda necessita di un magazzino capiente per stoccare le merci. Spazio che dovrà essere sufficientemente esteso in relazione alle diverse tipologie di prodotti venduti.

Non solo. Questo spazio dovrà essere in prossimità del punto vendita, per consentire un veloce approvvigionamento e permettere di non rimanere mai senza prodotti. Questo però a volte significa dover sostenere spese maggiori.


Prendiamo ad esempio il caso di un’azienda posizionata in centro città, in una zona ad elevata percorrenza per poter sfruttare il maggior numero di persone passanti. Avere un magazzino in quest’area costa molto di più che averlo in una zona industriale.

Bisogna considerare inoltre che nel caso delle piccole aziende, il numero dei clienti potrebbe essere molto contenuto rispetto al numero dei prodotti totali in magazzino, acquistati per ottenere un vantaggio di costo.

Questo implica il dover sostenere spese rilevanti per permettersi un magazzino sufficientemente grande, soprattutto considerato l’esempio appena portato.

 

Ci troviamo quindi nella situazione di dover affrontare due forze che viaggiano in direzioni opposte.


Da una parte dobbiamo garantire al cliente il ritiro del prodotto nel minor tempo possibile, aumentando al massimo la velocità di consegna, e dall’altra non ci si può più economicamente permettere di aumentare le scorte per venire incontro alle esigenze di premura proprio del cliente.

Sembra un rompicapo senza soluzione, ma tante aziende hanno trovato o stanno individuando le migliori risposte a questo problema.


Per chi opera solo nel mercato online, vedi Amazon su tutti, la soluzione consiste di due fasi. La prima è quella di creare enormi centri di stoccaggio dei prodotti, massimizzandone l’efficienza, e successivamente vincere la partita aumentando continuamente la velocità di consegna fino al limite umano e oltre – pensiamo ad esempio alla sperimentazione delle consegne con i droni.


Ma se il business si svolge ancora offline? Che soluzioni si stanno sperimentando?


Fino a pochi anni fa la soluzione adottata era quella di costruire giganteschi centri commerciali facilmente raggiungibili e con spazi dedicati alle merci, in grado di soddisfare tutte le esigenze della marea inarrestabile di clienti che li frequentava.


Ma questo sistema è ormai in crisi per diversi motivi
:

 

1. Diminuzione del potere di acquisto della popolazione media

2. Cambio di abitudini nella gestione del tempo libero, soprattutto delle nuove generazioni ma non solo

3. Ritorno attrattivo del centro cittadino a scapito di cattedrali nel deserto magari fantasmagoriche ma asettiche e sempre uguali a se stesse.

4. Digitalizzazione nei processi di acquisto

 

Le multinazionali oggi stanno correndo ai ripari. Insegne come IKEA e DECATHLON stanno creando il “negozio di quartiere”, posizionato in punti strategici e di forte appeal ma di dimensioni ridotte, dove il problema dell’esposizione di tutto il proprio catalogo viene soppiantato e supportato da numerosi touch screen che permettono di apprezzare tutta l’offerta e di provvedere anche all’acquisto.

Non esiste più il problema della gestione della merce in loco, perché il prodotto raggiungerà il cliente dove e quando serve. Il punto vendita in questione diventa così una vetrina dove sarà la customer experience la vera attrattiva e non più la massificazione dei prodotti.

Se vuoi approfondire l’argomento Customer Experience, ne ho parlato in un mio precedente articolo. Per leggerlo, ti basta cliccare qui.

 

Con la stessa logica in Francia si sta sviluppando “Brico Leclerc”. La consegna in modalità click-and-collect (che permette di ordinare online un prodotto e ritirarlo personalmente nel punto vendita), assieme alla consegna a domicilio, sarà utilizzata per concentrare gli spazi senza ridurre l’offerta.

Il negozio risponde alle esigenze evidenziate in precedenza. La riduzione del volume di traffico delle persone nei centri commerciali favorisce questo “brico di quartiere”, caratterizzato da piccole superfici, ricco catalogo interno digitale e minor spazio espositivo.

Questo risparmio favorisce inoltre un investimento maggiore nel personale di negozio, che diventa così più esperto e riesce in questo modo a guidare in maniera più approfondita il cliente nel suo prossimo acquisto.

 

Altro esempio calzante è il fenomeno TESLA. Elon Musk, geniale imprenditore, non ha fatto costruire concessionarie enormi e costosissime come i suoi predecessori (Ford, Mercedes, Bmw, Toyota) ma ha posizionato il proprio brand in posizioni centrali e di forte pedonabilità, dove si vive l’esperienza di salire su una sua automobile in un contesto completamente diverso, magari prima o durante un aperitivo (vedi il punto vendita di Milano).

 

Anche in questo caso un’esperienza appagante ha sostituito la necessità di impegnare ingenti risorse (denaro e spazio fisico-magazzino) per garantire la massima visibilità di tutto ciò che si vuole vendere. Non è un caso se proprio BMW stia facendo suo questo concetto con la diffusione dei “city sales”. Questi spazi urbani sono stati ripensati per servire i clienti in modi nuovi, offrendo loro eventi e particolari esperienze in-store, con l’integrazione di snack bar o celebrando le auto storiche della casa.

 

E per quanto riguarda realtà più piccole e con risorse più limitate? Anche loro stanno pensando a nuovi modi per soddisfare il cliente in store contenendo i costi di gestione del magazzino?


A questa domanda ha risposto UNDIZ, catena di negozi di lingerie francese, che ha incrociato la tecnologia con la prossimità al cliente. I consumatori possono visionare e navigare l’offerta in store, evitando di perdere il contatto con i prodotti, per poi fare il proprio ordine con un “tap” su un tablet.

Aspetto particolare? La lingerie arriva istantaneamente al cliente con un sistema di tubi pneumatici. Il format si chiama “Undiz machine” e sta ottenendo un successo straordinario per la catena, tanto che dopo il primo esperimento a Tolosa sta allargando il format a tutta la Francia.

Non credi a queste soluzioni un po’ bizzarre? In 6 mesi di attività è stato superato il milione di ordini.

 

Velocità di consegna: quali sono i nuovi strumenti e le ultime soluzioni adottate?
Undiz Machine

 

I consumatori di Uber (millenials metropolitani) sono abituati a chiamare un’auto con un tap. Allo stesso modo vorrebbero ricevere comodamente a casa i prodotti del proprio negozio preferito, controllando il tutto su smartphone e aspettando il meno possibile.

Per rispondere alle esigenze di una vita veloce, Uber, attraverso la piattaforma di consegne Uber Rush, ha lavorato con Shopify, e-commerce per business di piccole e medie dimensioni: alle boutique è ora data la possibilità di recapitare ai clienti gli acquisti effettuati online in meno di un’ora, rendendo l’esperienza d’acquisto online – e anche offline – quasi istantanea.

 

Questi sono solo alcuni esempi di come le aziende oggi cercano di innovare i loro processi per incontrare al meglio il nuovo desiderio di acquisto del loro cliente, anticipando addirittura i bisogni futuri ma rispettando allo stesso tempo i rigidi limiti di spesa che vengono imposti da chi segue la gestione economica del business.

Conoscere queste innovazioni potrà darti una mano e farti trovare preparato qualora gli stessi cambiamenti dovessero verificarsi anche nella realtà in cui lavori tu.

 

Quando ci si trova di fronte a una rivoluzione del proprio modo di operare, soprattutto se imposta dall’alto, il primo pensiero potrebbe essere il panico. Dover modificare radicalmente comportamenti e procedure usate a lungo risulta infatti piuttosto difficile e gravoso. È per questo che è importante conoscere fin da subito i cambiamenti in atto nel mondo del retail e come questi potrebbero impattare anche il tuo lavoro.

 

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Autore: Wiliam Cariani

È un imprenditore di successo. Nel 2007 è co-fondatore della catena di negozi Bimbostore S.p.A. Dopo avere seguito lo start-up e la gestione dei primi negozi sul territorio nazionale, assume il ruolo di Direttore HR, coordinando l’area amministrativa, formazione e sviluppo, rapporti con i sindacati. Dal 2015 partecipa attivamente ad incontri legati a tematiche di sviluppo d’impresa nella provincia di Varese.

 

 

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